“L’insegnamento di una educazione”

L’attività motoria nell’ordinamento scolastico nazionale trova attualmente collocazione ufficiale quale “disciplina” obbligatoria a partire dalla scuola secondaria di 1° grado.

Si parla quindi di Educazione Fisica nella secondaria di 1° e Scienze Motorie e Sportive in quella di 2° grado.

Ciò potrebbe indurre a pensare che esistono “educazioni’ diverse a seconda delle età degli allievi, in realtà non è così e avremo modo di affrontare meglio queste supposte diversità.

L’esame di stato, infine, in cui le Scienze Motorie compaiono unitamente a tutti gli altri insegnamenti, conferma e consolida la presenza e la fisionomia della materia nella scuola secondaria superiore e ne sottolinea l’importante funzione culturale.

L’attività fisica è passata nel tempo attraverso mille finalità, rappresentando via via la tradizione e la cultura dei diversi momenti storici: dalla finalità igienico-salutistica, alla sopportazione dello sforzo e della fatica per la formazione del carattere, dalla funzionalità del corpo alla liberazione di energie (in senso psicologico) represse o contenute, dal rispetto delle regole alla risposta al comando esterno per fini militari, dalla propaganda per lo sport all’assecondamento di una moda, da motivo di svago e divertimento a panacea per tutti i problemi dei giovani.

In tempi relativamente recenti, con maggiore chiarezza e con riferimento all’unitarietà della persona grazie al contributo e all’approfondimento scientifico di studi eterogenei (auxologìa, pedagogia, psicologia, sociologia, anatomia, fisiologia. neurologia, ecc), la disciplina è divenuta educazione e ciò, come vedremo, ne evidenzia il carattere globale e il valore sociale.

L’incertezza o l’oscillazione, in essa, tra “motoria” e “fisica” è terreno di scontro puramente terminologico: la sostanziale costanza dei contenuti (evidentemente adeguati ai soggetti), rende unicamente lessicale (e non sostanziale) la differenza tra i due termini .

 

Lo sport nell’attività curricolare della scuola

Possiamo provare a ricercare le ragioni per cui quasi costantemente l’insegnamento dell’Educazione Fisica o Scienze Motorie non hanno sfruttato appieno la loro funzione culturale. Le cause sono numerose, ma quella che sembra ritornare con ritmica e ripetuta costanza riguarda un argomento concettuale centrale: l’errata ma imperante sovrapposizione fra Educazione Fisica e sport. Proviamo a chiarire bene questo aspetto.

I termini “Educazione Fisica” e “sport” hanno elementi in comune, ma non possono essere utilizzati indifferentemente. L’Educazione Fisica nasce ed evolve secondo una linea culturale; lo sport nasce ed evolve seconda linee assai vicine ma non sovrapponibili. Volendo schematizzare potremmo dire che il concetto di Educazione Fisica assorbe, avvolge, contiene quello di sport ma non lo sostituisce. Neppure il contrario è pensabile: se lo sport sostituisse l’Educazione Fisica, avremmo un impoverimento degli aspetti relativi alla coscienza/conoscenza del proprio essere corporeo.

L’Educazione Fisica scolastica è tenuta a fornire una formazione culturale relativamente alla motricità ed a quegli elementi propri della vita sociale che si rifanno alla motricità. Verso questi ultimi, l’Educazione Fisica e le Scienze Motorie scolastiche devono saper sollecitare una conoscenza in grado di produrre capacità ed obiettività di analisi.

 

È per questo motivo che alle lezioni di Educazione Fisica/Scienze Motorie debbono prendere parte tutti gli allievi, indipendentemente dalle loro condizioni fisiche. Diversamente dal passato, oggi non c’è esclusione di nessun allievo dagli apprendimenti che derivano da tale disciplina, tant’è che tutti in questa materia devono avere una valutazione.

L’Educazione Fisica e le Scienze Motorie propongono attraverso il proprio linguaggio: il movimento.

Quindi “educazione e formazione” attraverso il movimento ed “educazione e formazione” al movimento; di quest’ultimo fa parte anche lo sport. Lo sport, quale specialità singola o insieme di specialità, ha diritto di cittadinanza nella scuola e nella disciplina ma secondo la propria funzione.

All’interno dell’insegnamento disciplinare curricolare, lo sport trova la stessa collocazione che spetta ad Erodoto nel Greco, a Cicerone nel Latino, a Darwin nelle Scienze, a Kierkegaard in Filosofia. Essi non sono rispettivamente il Greco, il Latino e così via, ma sono l’esempio concreto della nobiltà di livello che la materia può e vuole perseguire nel suo complesso.

Siccome l’utilizzo dell’attività sportiva è stata a tal punto prevalente da fagocitare ogni altra proposta motoria, si è smarrito il riferimento a quanto appena esposto. Da contenuto, lo sport si è tramutato in obiettivo pressoché unico e costante in ogni livello d’istruzione. Se l’Educazione Fisica e le Scienze Motorie scolastiche si appiattiscono alla sola pratica di tecniche sportive, rischiano di fallire il loro importante scopo di orientare la formazione di conoscenze e competenze. Lo sport è solo un “pezzo” della materia; va conosciuto, usato, praticato e valutato.

Ma non si fa un bel servizio né alla scuola né alla cultura motoria-sportiva se lo si fa diventare un esclusivo binario di lavoro. Se lo sport sostituisse la materia, il rischio è che al termine del corso di studi superiori, la verifica del ruolo formativo e di conoscenza offerto dalla materia (il suo senso culturale), finisca con essere rappresentato da una domanda di regolamento di una disciplina sportiva o da una descrizione generica di una presunta tattica. Se così fosse, sarebbe alquanto mortificante e penalizzante. Peraltro, e verrebbe da dire paradossalmente, dato che l’Educazione Fisica e le Scienze Motorie sono essenzialmente pratiche, dato il forte impatto sociale che possiede il fenomeno sportivo, a scuola bisognerebbe parlare di più di sport: parlarne per capirlo, per interpretarlo e per non essere meramente preda di quel fortissimo ingranaggio commerciale che è oggi il business sportivo. Se di questa capacità di analisi non si fa carico la materia, chi potrà occuparsene?

 

Educazione Fisica: dalla pratica alla conoscenza

Gli ultimi programmi dei diversi livelli scolatici, confermano l’evoluzione dell’Educazione Fisica come veicolo pratico di conoscenza. In essa domina il riferimento all’aspetto cognitivo quale risultante significativa di tutto il percorso di lavoro.

Indirettamente questi programmi paiono accogliere la ormai fisiologicamente acclarata convinzione della limitata incidenza biologico-funzionale derivante dalla pratica motoria e sportiva scolastica: è infatti ben noto come per produrre adattamenti fisiologici indirizzati al miglioramento della prestazione, l’allenamento vada programmato nel rispetto dei tempi che governino la risposta di ripristino dei substrati energetici.

Il rispetto di questi tempi non è possibile nell’organizzazione della disciplina scolastica, per cui non sembra improprio sostenere la limitata incidenza degli incrementi prestazionali nell’attività scolastica.

D’altro canto la conoscenza di questa limitata incidenza deve diventare positiva sollecitazione affinché la programmazione delle attività di Educazione Fisica/Scienze Motorie privilegi gli aspetti di sperimentazione e applicazione, l’acquisizione di capacità e competenze che accompagnino lo studente nelle proprie scelte autonome dell’oggi extrascolastico e del domani da “cittadino sportivo”.

Si va dunque a configurare una situazione in cui è auspicabile il passaggio da una scuola che non solo fa fare (pratica), a una scuola che insegna a come fare (conoscenza), spostando in luoghi temporalmente diversi dalla lezione settimanale lo spazio di lavoro per l’incremento delle prestazioni di forza, resistenza, velocità e coordinazione in generale, che pure hanno rilevanza nell’armonico sviluppo corporeo di un adolescente.

Conclusioni

L’Educazione Fisica e le Scienze Motorie nella scuola in generale e nella secondaria superiore in particolare, adeguandosi alle attribuzioni educativo/formative conferitele, conscia della non rilevante incidenza delle attività orientate all’incremento della prestazione degli allievi, assume sempre più la veste di materia con incidenza culturale, che si inserisce a pieno titolo nella novità della cultura moderna.

Di fronte al dilagare del complesso fenomeno sportivo e alle offerte sempre più numerose di palestre e agenzie di fitness che spaziano dalla pesistica all’ aerobica, dal body building al body sculpting, dal fitness al fitness olistico, dallo stretching allo yoga, al Pilates, dalle elettro-stimolazioni a quant’altro la creatività e la pubblicistica continueranno ad inventare, la scuola deve fornire un bagaglio di conoscenze scientifiche che possa consentire allo studente di porsi in un atteggiamento competente a tutela della propria salute.